Cyberbashing: quando il bullismo passa dai video - Cyberpedia
cybersecurity
Cybersecurity: interventi di difesa dagli attacchi hacker
5 Marzo 2020
Definizione di cyberbashing
Cyberbashing: forma evoluta di bullismo che utilizza i video
26 Marzo 2020

Cyberbashing: quando il bullismo passa dai video

Cyberbashing - bullismo in video

Cyberbashing come forma di violenza

Magari non lo sai e ne sei stato vittima. Ci sono cose, atteggiamenti, eventi che comprendi di aver subito o affrontato solo tempo dopo che ne sei stato vittima, invece altre che, appena succedono, le riconosci. Sono cose che fanno male, anche tanto tempo dopo averle subite.

Saper riconoscere un attacco di Cyberbashing può essere utile per prevenire, combattere, rielaborare. Teniamo a mente questi 3 fattori perché potrebbero essere utili. La paura della violenza e dell’umiliazione, a qualsiasi livello, possono risultare molto destabilizzanti. Al giorno d’oggi queste possono essere provocate nei giovani, ma non solo, attraverso l’utilizzo degli smartphone.

Secondo alcune recenti ricerche i bambini sotto ai 2 anni utilizzano senza problemi, anche se non completamente, i dispositivi elettronici come cellulari e tablet. Questo dato ci dovrebbe far riflettere su quale età potrebbe essere a rischio di cyberbashing.

Definizione del crimine informatico: cos’è il cyberbashing?

Cyberbashing o Happy Slapping: forma evoluta di bullismo, dove la violenza avviene su internet. Letteralmente significa “maltrattamento informatico” o “schiaffeggiamento divertente”.

Caratteristiche psicologiche dietro la costruzione del crimine informatico

Il criminale informatico che compie questo tipo di azioni perché lo fa? È una domanda che può rientrare all’interno di un ragionamento razionale, all’inseguimento di un modo per comprendere i bulli del web.

Anzitutto, le dinamiche di questo genere di crimine sono simili al bullismo classico.

Gli autori di violenza

La violenza che viene adoperata “dal bullo di turno” genera la paura nella vittima, le persone che assistono non intervengono e in alcuni casi partecipano al crimine.

Nel cyberbashing la violenza dapprima si sviluppa nel cosiddetto mondo reale, attraverso violenze gratuite come schiaffi, risse, pestaggi, torture ecc. Successivamente, entra a far parte del mondo virtuale, attraverso persone che riprendono queste vili scene con l’utilizzo di dispositivi elettronici.

In passato le persone che assistevano ad una violenza si ritenevano complici dell’autore del fatto. Oggi l’aggravante è che il complice non solo fa lo spettatore, ma con il cellulare riprende e condivide il tutto sul Web.

Questi crimini nascono da problematiche che nascondono grandi difficoltà personali e relazionali di chi commette questi reati. Per lo più sono adolescenti che commettono questi reati; ciò non toglie però che questi eventi possano avvenire a diverse età. Basta ricordare gli scandali che sono avvenuti nelle galere di Guantanamo, dove i militari americani torturavano i nemici di guerra, dove si poteva vedere chi riprendeva, chi rideva del macabro spettacolo, chi mostrava agiti violenti verso i condannati. Questi video e immagini in poco tempo fecero il giro del mondo attraverso i media e i social, generando varie discussioni e indignazioni collettive.

Per quanto riguarda gli adolescenti, essi sfruttano il mondo dei social per essere riconosciuti e per ottenere un’identità che spesso emula il mondo che osservano, ricalcando le parti negative e assorbendo messaggi contrastanti.

Oltre a fattori come noia e voglia di trasgredire, impressiona il numero che si espande a macchia d’olio nel momento in cui una violenza gratuita fa il giro del web. Spesso questi adolescenti sprovvisti di empatia e dotati di indifferenza, una volta accusati e condannati, si giustificano con scuse, come la grande voglia di divertirsi e scherzare, ribadendo che il tutto era nato come uno scherzo.

Alla radice covano disturbi relazionali legati a un modello educativo famigliare disfunzionale che non si prende cura dell’educazione delle emozioni.

Molti ragazzi vivono staccati dalle proprie emozioni e come dicono esperti nell’educazione in gergo: non si sentono (ovvero non si percepiscono come individui e non riescono a sentire e quindi calibrare le proprie emozioni e i propri limiti). Questo li legittima a oltrepassare quei limiti che ledono la libertà altrui, con lo scopo di sentirsi ed essere riconosciuti come individui. È chiaro che il tentativo di uscire dalle sabbie mobili emotive attraverso la violenza è un metodo totalmente sbagliato e che, se non corretto, porterà a replicare il modello inadeguato.

I video che con queste modalità divengono virali nei social sono lo specchio della società e delle lacune che questa porta con sé.

Le vittime del cyberbashing

Le vittime spesso e volentieri sono individui fragili che posseggono pochi strumenti per opporsi a tali violenze. Quando questi eventi vengono portati a galla e si riesce ad intervenire in tempo, l’adolescente colpito se seguito, può affrontare un percorso psicologico che può aiutarlo a fare una vita semplice e senza violenze. In alcuni casi, però, se non salvati in tempo, c’è il pericolo che gli stessi si chiudano rischiando forti depressioni, autolesionismo e suicidio.

Come prevenire o difendersi da un attacco di cyberbashing

Tra le azioni che aumentano il rischio di essere vittime di questo crimine, bisogna far riferimento a quelli che sono i rischi legati al bullismo. Il cyberbashing, infatti, può essere considerato come il prolungamento di un’azione di bullismo.

Se vuoi adottare dei comportamenti che riducono la possibilità di subire la prepotenza di un bullo, fai così:

  • Impara a mostrarti sicuro. Nella lotta contro il bullismo, non serve la forza, ma la sensazione di sentirsi sicuri, nella relazione con l’altro. Adottare un atteggiamento insicuro, ti rende facile bersaglio del bullo. Comincia dalla postura: resta dritto, guarda negli occhi le persone, mostrati lieto d’essere dove sei, ed evita d’ingobbirti o tenere la testa bassa.
  • Evita di isolarti. Se hai un gruppo d’amici, chiedi aiuto. Racconta ciò che sta accadendo e stai quanto più puoi con loro, per evitare che il bullo, vedendoti solo, sia invogliato a infastidirti.
  • Impara a difenderti. Se subisci l’attacco di un bullo, guardalo dritto negli occhi e digli con voce ferma “Basta!” o “Lasciami in pace!”. Considera anche l’idea di iscriverti ad un corso di difesa personale. come karate, può aiutarti non solo a imparare a difenderti, ma ad acquisire la sicurezza necessaria a tener testa ai bulli.
  • Trattalo come se fosse un fantasma. Uno degli obiettivi del bullo è quello provocare. Se imparerai a non accettare la provocazione, si sentirà frustrato e cambierà bersaglio. Viceversa, se risponderai, gli darai quello che vuole.
  • Parla con un adulto di cui ti fidi. Non preoccuparti di apparire debole. Pensa questo: le vittime hanno paura del bullo, come il bullo ha paura dell’adulto. Se ne parlerai, diventerai più forte e il bullo smetterà di disturbarti per paura delle conseguenze.

Nel caso in cui tu sia sotto attacco virtuale di un bullo, fai così:

  • Salva le prove. Fai screenshot o salva il video incriminato e salvalo sull’hard disk il bullo. Ti serviranno nel caso i cui decida per il troppo dolore di denunciarlo. Anche il solo salvare ti darà sicurezza e potrai comunque decidere di non utilizzarle.
  • Tieni un diario. Scrivi tutte le azioni che il cyberbullo compie. Ti serviranno a mettere il bullo nei guai.
  • Aumenta le impostazioni della privacy.  Limita l’accesso ai tuoi contenuti (foto, video, post) solo ai tuoi amici. Blocca il bullo. Eviterai così che raccolga materiale da utilizzare contro di te. Evita inoltre di accettare amicizie da persone che non conosci. Potrebbe nascondersi dietro un bullo, sotto delle false sembianze.

Prevenire, in generale, è un’azione che presuppone la capacità di saper riconoscere le dinamiche di cyberbashing. Su internet quando avviene un crimine di questo genere, il video il più delle volte è stato già caricato sul web o in alcuni casi viene condiviso in diretta live. La prevenzione diventa dunque un’impresa ardua.

Per eliminare questo genere di video, la denuncia è un’arma efficace che può scoraggiare questo tipo di azioni e la Polizia Postale è un ente che interviene per la protezione a cui potersi rivolgere.

Sei una vittima? Denuncia ora, con coraggio!


banner cybertest

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.