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16 Giugno 2026

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Revenge porn, il fenomeno della pornografia non consensuale

Il revenge  porn è da molti definito come “il fenomeno della pornografia non consensuale” che si sostanzia “nella diffusione di immagini pornografiche o sessualmente esplicite a scopo vendicativo (ad esempio per punire l’ex partner che ha deciso di porre fine ad un rapporto amoroso), per denigrare pubblicamente, bullizzare e molestare la persona cui si riferiscono”.

 

Perché è importante parlarne

Questo crimine è in grado di turbare fortemente l’aspetto psicologico di chi ne è vittima, andando ad inficiare considerevolmente sulla sua vita privata e pubblica.

Al centro di questo fenomeno è fondamentale proteggere i propri dati personali, che andranno tutelati sempre per evitare di incappare in situazioni devastanti  come questa.

Di revenge porn ormai si parla da diversi anni, anche se gli ordinamenti giuridici hanno solo in tempi più recenti provveduto a considerarlo come un vero e proprio reato.

Vittime di questa pratica illecita sono  spesso le donne che, involontariamente, si ritrovano a dover fare i conti con una propria foto o video in  intimo che diventa virale su internet dopo che qualcuno ha provveduto a diffonderla come  ex compagni o amici che vogliono ritorcersi contro un soggetto con il quale hanno interrotto il rapporto o che  ha l’intento di danneggiare.

Grazie alla grande  diffusione dei social media i casi di revenge porn sono molto aumentati  e purtroppo  le vittime spesso indifesi  di fronte a tutto questo.

Molti paesi, tra cui Germania, Israele, Regno Unito e Stati Uniti, hanno provveduto ad adottare delle normative specifiche per ridurre questi reati.

Anche l’Italia, solo nel 2019, ha adottato una legge ad hoc contro il revenge porn.

Revenge porn, l’art. 612 ter del codice penale

In base a quanto previsto dall’art. 612 ter del codice penale, vengono perseguiti dalla legge tutti coloro che diffondono in maniera illegale fotografie o video che mostrano “persone impegnate in attività sessuali o ritratte in pose sessualmente esplicite, in assenza del consenso espresso dal diretto interessato, ovvero della persona o delle persone coinvolte”.

Per configurarsi il reato, dunque, non è sufficiente la sola diffusione delle immagini pornografiche, ma è necessario che vi sia anche la non volontarietà all’atto di pubblicazione da parte dei soggetti coinvolti.

Ciò che si cerca di tutelare, dunque, sono tanto i delitti contro la libertà individuale quanto quelli contro la persona, garantendo ai cittadini la libertà di autodeterminazione e la tutela dell’onore, del decoro, della reputazione e della privacy.

 

Come avviene la diffusione: canali e modalità più comuni

Il revenge porn non si limita a un solo canale. Le immagini o i video vengono condivisi attraverso gruppi privati su WhatsApp e Telegram, forum anonimi, siti pornografici, profili fake sui social media e persino tramite email inviate a colleghi, familiari o datori di lavoro della vittima.

Questa molteplicità di canali rende il controllo dei contenuti estremamente difficile e amplifica il danno in modo esponenziale. In molti casi la diffusione avviene in modo coordinato, con più persone che condividono lo stesso materiale simultaneamente per massimizzare l’impatto psicologico sulla vittima.

Le conseguenze psicologiche

Le conseguenze psicologiche del revenge porn sono profonde e durature. Le vittime sviluppano frequentemente sintomi da stress post-traumatico, ansia sociale, depressione e, nei casi più gravi, ideazione suicidaria.

La sensazione di perdita totale di controllo sulla propria immagine e sulla propria vita privata genera un senso di vergogna che spinge molte vittime all’isolamento, all’abbandono del lavoro o degli studi e alla rinuncia ai propri profili social.

È fondamentale che chi subisce questo tipo di violenza riceva supporto psicologico specializzato il prima possibile, poiché il trauma tende a consolidarsi rapidamente in assenza di intervento.

Cosa fare se sei vittima di revenge porn: i passi concreti

Se sei vittima di revenge porn, agire rapidamente è essenziale. Il primo passo è documentare tutto: screenshot con data e ora visibili di ogni contenuto diffuso, URL delle pagine, nomi dei profili che condividono il materiale.

Successivamente è necessario sporgere denuncia presso la Polizia Postale, che in Italia dispone di unità specializzate in crimini informatici.
In parallelo è possibile richiedere la rimozione dei contenuti direttamente alle piattaforme tramite le procedure di segnalazione per violazione della privacy.

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali può essere coinvolto per accelerare la rimozione nei casi più gravi.

Il ruolo dei social media e delle piattaforme digitali

Facebook, Instagram, TikTok e le principali piattaforme digitali hanno adottato politiche specifiche contro la diffusione del revenge porn e di immagini intime non consensuali.

Meta, ad esempio, consente alle vittime di inviare preventivamente le proprie immagini intime in forma cifrata per creare un “hash” che impedisce automaticamente la pubblicazione di quel contenuto su tutte le sue piattaforme.

Nonostante questi strumenti esistano, la consapevolezza tra gli utenti rimane bassa. Conoscere questi meccanismi di tutela è parte integrante della propria difesa digitale.

Prevenzione: come proteggere la propria intimità online

La prevenzione rimane lo strumento più efficace.

Alcune regole fondamentali: non condividere mai immagini intime tramite app di messaggistica, anche con partner di fiducia, poiché i dispositivi possono essere violati o i rapporti possono interrompersi; utilizzare sempre autenticazione a due fattori per proteggere i propri account; verificare periodicamente le impostazioni di privacy sui propri profili social; e diffidare di qualsiasi richiesta di foto o video intimi, anche quando proviene da persone conosciute online da tempo.

La consapevolezza digitale è oggi una competenza di autodifesa fondamentale.

Roberto La Rosa